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Francesca Rettondini la sua verità a venti anni dalla morte di Alberto Castagna 

A 20 anni dalla morte di Alberto Castagna oggi Francesca Rettondini racconta la sua verità ma ha impiegato 10 anni per riprendersi

castagna Rettondini

Sono già 20 anni dalla morte di Alberto Castagna, l’1 marzo l’anniversario che Francesca Rettondini non potrà mai dimenticare. Lui è stato uno dei conduttori più popolari degli anni ’90, lei la compagna che oggi racconta la sua verità.

Ci ha messo 10 anni Francesca Rettondini per riprendersi dalla scomparsa del conduttore ma c’è anche un altro dolore, quello che confida al settimanale Oggi. Pensa che non si sono mai lasciati ma c’è chi ha fatto di tutto per tenerla lontana da Alberto Castagna. Più di un ricordo doloroso, spiega che tutto è successo da un giorno all’altro, da un momento all’all’altro dopo che lei era sempre al suo capezzale non si sono più visti.

Alberto Castagna tornò a casa dalla moglie 

Nel 1998 i primi problemi di salute per Castagna e Francesca racconta: “Dopo un’operazione che aveva rimandato a lungo, subì una complicazione importante: rottura di un doppio aneurisma all’aorta toracica. Da lì interventi su interventi che lo hanno messo a dura prova. Sono sempre stata al suo capezzale giorno e notte” e poi all’improvviso non si sono più visti e lei è certa che Alberto si chiedeva dove fosse finita. Sembra tutto così strano ma racconta: “Dopo un lungo periodo sono riuscita con un escamotage a mettermi d’accordo con la nostra collega e amica Doriana Patanè, che riuscì ad andare a trovarlo con scritto sul palmo della mano “Franci ti ama”, così da rincuorarlo e fargli sapere che io ero sempre vicino a lui”. 
Poi il conduttore è stato dimesso ma scelte di tornare a casa dall’ex moglie, da Pucci Romano, e dalla figlia Carolina. Una decisione che la Rettondini ha dovuto accettare: “Quando è stato dimesso dopo la lunga degenza, però, lui decise di tornare a casa dall’ex moglie, lasciandomi così con un dolore ancora più immenso di quello sofferto durante la malattia”.

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Poi ha avuto modo di vederlo e gli ha mostrato tutto: “Quando è stato dimesso dopo la lunga degenza, però, lui decise di tornare a casa dall’ex moglie, lasciandomi così con un dolore ancora più immenso di quello sofferto durante la malattia”.

Secondo lei non sono mai lasciati davvero, legati da un bene profondo fino a quel primo marzo del 2005, il giorno in cui a portarlo via fu una emorragia interna. 

“Ho impiegato dieci anni per riprendermi dopo la sua scomparsa: non vuol dire dimenticarlo ma almeno allontanare i ricordi più dolorosi. Era molto preparato, intelligente, però era anche “ruspante”, spumantino e questo era il lato che mi piaceva di più”.

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